Avvocato Francesca Mazzonetto
Francesca Mazzonetto Avvocato - Contatti di Appalto

Nel precedente codice, la disciplina della revisione dei prezzi era contenuta all’art. 106 che si occupava di tutte le modifiche del contratto. Nel nuovo d.lgs. n. 36/2023 si è invece scelto di disciplinare la revisione dei prezzi all’art. 60 in modo distinto rispetto all’ampio tema delle modifiche contrattuali, trattate separatamente all’art. 120.

Il precedente art. 106 del d.lgs. 50/2016 dice solamente che nei documenti di gara possono essere previste clausole di revisione dei prezzi, per far fronte alle variazioni in aumento o in diminuzione ma solo per l’eccedenza rispetto al 10% del prezzo originario, che comunque viene, per così dire, “coperta” dalla SA (Stazione Appaltante) per non oltre la metà. Quindi, in concreto, secondo il vecchio codice la revisione può essere richiesta solo se è stata prevista un’apposita clausola, che è facoltativa, e solo per variazioni oltre il 10% rispetto del prezzo originario. Dell’eventuale eccedenza la SA risponde tuttavia solamente per il 50%, mentre l’ulteriore differenza rimane a carico dell’operatore.

Nella legge delega per il nuovo codice si è invece prevista l’introduzione di un meccanismo obbligatorio e infatti, in esecuzione di tale criterio, l’art. 60 del d.lgs. 36/2023 stabilisce l’obbligo per la Stazione appaltante di prevedere clausole di revisione dei prezzi nei documenti di gara e quindi anche nel contratto.

Si tratta di clausole che si attivano solo quando si verificano eventi di natura oggettiva non prevedibili al momento della formulazione dell’offerta. Possono quindi riguardare tutte le tipologie di contratti pubblici, anche se è più probabile che circostanze imprevedibili si verifichino nei contratti di durata o che richiedono lunghi tempi di esecuzione.

In ogni caso, le particolari condizioni devono determinare un’alterazione in aumento o in diminuzione del costo dell’opera, del servizio o della fornitura per oltre il 5% dell’importo originario e, in tal caso, la clausola di revisione opera nella misura dell’80% della variazione. Considerato che, da un punto di vista pratico, le ipotesi che più interessano all’operatore economico sono quelle di variazioni in aumento, la disciplina è migliorativa rispetto al codice precedente perché, da un lato, la soglia della variazione è stata abbassata (dal 10% al 5%) e, dall’altro lato, perché è aumentata la parte dell’eccedenza che viene coperta dalla SA (dell’80% a fronte del precedente 50%). In buona sostanza, mentre sino ad un’oscillazione del 5% l’operatore sopporta la variazione, sia in aumento che in diminuzione, nel caso in cui il costo subisca una variazione di oltre il 5% (e non più del 10%), la revisione dei prezzi interviene a copertura dell’80% dell’eccedenza (e non più per solo il 50%). Inoltre, per consentire di ancorare l’attivazione della clausola di revisione a dati oggettivi, la soglia è stata collegata agli indici sintetici ISTAT del costo di costruzione (per i lavori) e dei prezzi di consumo/produzione e della retribuzione contrattuale oraria (per i servizi e le forniture).

Per rendere effettivo il sistema, si è stabilito che i maggiori oneri conseguenti alla revisione (in caso quindi di variazioni in aumento), verranno finanziati dalla SA per massimo il 50% con risorse appositamente accantonate per gli imprevisti oppure derivanti da ribassi d’asta o utilizzabili da altri interventi. Va però precisato che questo non pone l’operatore al riparo perché in concreto potrebbero non esservi risorse a disposizione sufficienti a coprire le eccedenze, circostanza che potrebbe determinare l’impossibilità di procedere alla revisione e quindi la necessità di attivare altri rimedi, tra cui la risoluzione o il recesso, ove possibili.

Con la Legge di stabilità n. 208 del 2015 si è inoltre prevista una fattispecie speciale per i contratti di servizi e forniture ad esecuzione continuata o periodica stipulati da un soggetto aggregatore dove la clausola di revisione e adeguamento dei prezzi sia collegata o indicizzata al valore di beni indifferenziati. A partire dal 1° gennaio 2016, se si è verificata una variazione di tali beni non inferiore al 10%, che ha modificato l’originario equilibrio contrattuale, e questa alterazione è stata accertata dall’Autorità indipendente preposta alla regolazione del relativo settore o dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, le parti possono chiedere la revisione del prezzo o di ricondurre il contratto ad equità. In caso di raggiungimento dell’accordo, i soggetti contraenti possono, nei trenta giorni successivi, esercitare il diritto di recesso. Viceversa, nel caso di mancato raggiungimento dell’accordo, il contratto può essere risolto senza che sia dovuto alcun indennizzo.

L’articolata disciplina è ulteriormente complicata dalle problematiche in tema di giurisdizione.

La materia della revisione dei prezzi appartiene per intero alla fase esecutiva del contratto, ma, ai sensi dell’art. 133 lett. e) n. 2 del c.p.a., le relative controversie rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, sia che riguardino la contestazione della spettanza o meno della revisione, sia che attengano alla determinazione esatta del suo importo. Tale disposizione risolve tuttavia solo in parte il problema. La stessa giurisprudenza ha infatti riconosciuto che tale regola non vale nel caso in cui si stia contestando l’esecuzione di una prestazione puntualmente prevista nel contratto perchè in tale ipotesi la controversia incardinata dall’appaltatore ai fini della percezione del compenso ha ad oggetto una mera pretesa di adempimento contrattuale e, quindi, ricade nell’ambito della giurisdizione ordinaria.

Le nuove disposizioni, con l’obbligo di prevedere le clausole di revisione prezzi nei contratti, valgono solo per le procedure di gara alle quali si applica il nuovo codice (ossia quelle successive al 1° luglio 2023), mentre per i precedenti contratti si dovrà avere riguardo al d.lgs. 50/2016 e alla disciplina generale in tema di revisione del contratto.

Va per altro osservato che, per tentare di mitigare gli effetti derivanti dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria e dell’eccezionale aumento dei prezzi, il legislatore è intervenuto con disposizioni volte ad introdurre un meccanismo automatico di revisione prezzi anche per i contratti pubblici a cui non si applica la (più favorevole) disciplina del nuovo d.lgs. 36/2023.

Ci si riferisce, ad esempio, all’art. 29 del D.L. 4/2022 (cd. decreto sostegni bis), convertito con L. 25/2022, e successive modifiche, che fino al 31 dicembre 2023 ha introdotto, anche in deroga a quanto previsto dai contratti o convenzioni, l’obbligo di inserimento delle clausole di revisione prezzi previste dall’art. 106 del d.lgs. 50/2016 e, per i contratti relativi a lavori, il dovere in capo alla SA di valutare le variazioni di prezzo, in aumento o diminuzione, superiori al 5% rispetto al prezzo rilevato nell’anno di presentazione dell’offerta.

O, ancora, all’art. 26 del D.L. 50/2022 (cd. decreto aiuti), convertito con L. 91/2022, e successive modifiche, che ha previsto l’applicazione dei prezzari aggiornati in relazione ai SAL negli appalti pubblici di lavori con termine finale per la presentazione delle offerte entro il 31 dicembre 2021, oltre ad un aggiornamento infrannuale dei medesimi prezzari ed un articolato sistema per supplire all’eventuale mancata revisione. Tale disposizione è stata per altro estesa in sede di legge di bilancio, con l’art. 1 comma 304 della L. 213/2023, anche agli appalti con termine finale di presentazione sino allo scorso 30 giugno 2023, per lavorazioni eseguite o contabilizzate fino al 31 dicembre 2024.

Come si può ben comprendere la normativa è quindi molto ampia ma allo stesso tempo diversificata, dovendosi avere riguardo a diversi aspetti temporali anche solo per comprendere quale è la disposizione applicabile al singolo caso e poter così individuare la migliore soluzione.

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